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Corriere Medico
 
Caso Lederman, una controversia al calor bianco sulla radiochirurgia stereotassica
 
Attacco mirato al tumore
 
Servono però dati clinici inoppugnabili
 

Non è molto amato dall'oncologia tradizionale, sia in Italia che negli Stati Uniti, paese da cui proviene. I suoi metodi sono, nel migliore dei casi, guardati con sospetto; nel peggiore dei casi, osteggiati con forza e duramente criticati per la mancanza di prove inoppugnabili e per l'assenza di pubblicazioni scientifiche che ne attestino la validità.
Lui, Gilbert Lederman, sembra non curarsene e prosegue imperterrito per la sua strada, snocciolando dati e numeri che parlano di un successo senza precedenti in un campo, quello dei tumori, nel quale si è spesso gridato al miracolo per poi fare precipitosamente marcia indietro.


Il dottor Lederman, di recente a Milano per un appuntamento con la stampa, incontra molte perplessità ma è anche capace di incuriosire per la sicurezza e determinazione con cui racconta la sua esperienza di medico con all'attivo oltre centomila trattamenti, portati a termine grazie al lavoro di una équipe composta di oltre cento unità, che fa funzionare per 18 ore al giorno, sette giorni su sette, sei macchine di ultimissima generazione.


Si chiama radiochirurgia stereotassica la tecnica che fa di Gilbert Lederman la speranza estrema di molti pazienti malati di cancro. Altro non è che il perfezionamento di una metodica, la radiochirurgia appunto, che da molti anni è considerata la prima scelta per il trattamento di diverse forme tumorali.

Corriere Medico
 
Da Stoccolma a New York
 

La radiochirurgia stereotassica è stata sviluppata presso il Karolinska Institute di Stoccolma agli inizi degli anni Ottanta per poi diffondersi in altri centri, in particolare statunitensi, fino a diventare il fiore all'occhiello dello Staten Island University Hospital di New York, luogo nel quale presta servizio Lederman. La particolarità di questo trattamento consiste nella possibilità di bloccare i movimenti dovuti alla respirazione: ciò consente di "immobilizzare" il tumore e di indirizzare le radiazioni solo sul bersaglio, impiegando come sorgente delle radiazioni gli acceleratori lineari. Grazie a questa precisione, si possono utilizzare dosaggi di radiazioni più elevati e per un periodo di tempo più breve.

Il trattamento, infatti, non dura più di una trentina di minuti e viene solitamente effettuato una volta al giorno, a giorni alterni, oppure una volta alla settimana, a seconda delle condizioni del paziente. La cura è quindi più rapida rispetto alla radiologia classica, alla chirurgia e alla chemioterapia, con tempi di convalescenza minori.
"Una delle peculiarità della radiochirurgia stereotassica - spiega Lederman - è la sua precisione. Con le nostre attrezzature, infatti, noi andiamo a colpire esclusivamente il bersaglio, con alte e frazionate dosi di radiazioni, preservando il tessuto sano che circonda la massa tumorale".


E i campi di azione si stanno allargando: mentre all'inizio veniva utilizzata esclusivamente per il trattamento di tumori cerebrali, oggi si è passati anche a interventi sulla regione testa-collo, sul torace e sulla cavità addominale. Sui risultati, Lederman sembra non avere dubbi: "In media, riusciamo a ottenere un pieno successo nel 35 per cento dei casi; nel 50 per cento, arrestiamo la crescita della forma tumorale mentre nel 15 per cento dei casi non centriamo i risultati sperati. Aggiungo anche che per alcuni tumori, come quello del fegato, del pancreas e dei polmoni, le percentuali di fallimento sono ancora minori". Interessanti anche gli ultimi studi portati a termine da Lederman, che sembrano destinati ad aprire nuove possibilità di trattamento.

 
Gli sviluppi della tecnica
 
Per il neurinoma acustico, per esempio, la radiochirurgia stereotassica pare garantire interventi più efficaci e in grado di preservare la funzionalità uditiva. Stesso discorso per il carcinoma della prostata, per il quale Lederman promette di salvaguardare l'integrità dell'organo colpito e la funzionalità sessuale. Sviluppi interessanti anche per il tumore del fegato, patologia per la quale con la tecnica stereotassica si riuscirebbe, in pazienti in buone condizioni generali, a mirare l'intervento al solo organo colpito.
Se quindi le prospettive sembrano intriganti, non va dimenticato che le porte dello Staten Island Hospital non si spalancano per tutti.
 
La selezione dei pazienti
 
"Più del cinquanta per cento dei malati che si rivolgono a noi non viene accettato" conclude Lederman. "Per forme tumorali che possono essere curate con la terapia tradizionale, ritengo più corretto indirizzare il paziente alle soluzioni classiche; se invece mi trovo di fronte a malati le cui condizioni cliniche sono particolarmente critiche, trovo ingiusto prospettare miracoli che non sono in grado di garantire". E questo, al di là delle necessarie valutazioni medico-scientifiche, depone a favore di Gilbert Lederman.
A chi volesse approfondire l'argomento, consigliamo di consultare il sito internet www.radiochirurgia.it, al cui interno sono contenuti dati statistici e informazioni sui costi e sulla eventuale rimborsabilità dei trattamenti a cui si può essere sottoposti presso lo Staten Island. A oggi, sono 250 i pazienti italiani che annualmente si affidano alle cure di Gilbert Lederman.
 
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